
Le letture della Epifania del Signore sono disponibili al seguente link, cliccando qui.
Riflessione
Inizio con una domanda semplice, almeno in apparenza: “Che cosa celebriamo oggi?”. La risposta non è così ovvia, anche se (in realtà) è già nel titolo della festa: celebriamo una epifania, cioè una rivelazione che rende manifesto qualcosa che altrimenti rimarrebbe nascosto.
“Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo” (2° lettura)
Da un lato, dunque, quelli che hanno ereditato (avrebbero dovuto farlo!) un patrimonio di fede e dovrebbero essere in attesa che la promessa si realizzi: il popolo della Prima Alleanza allora, noi popolo della Seconda Alleanza oggi. Dall’altro lato “le genti”: quelle rappresentate dai Magi.
Due mondi estranei tra loro devono incontrarsi per consentire che la rivelazione di Dio si possa realizzare. I Magi conoscono il momento dell’incontro tra Dio e l’umanità, attratti da un evento cosmico: l’apparizione della stella; il popolo dell’Alleanza conosce il luogo dell’incontro, segnalato dai profeti: ma non sa più il “quando”, perché non sta più attendendo.
Per riconoscere il Re Messia nel Dio che si è fatto bambino è necessario che la ricerca delle genti incontri la fede dei credenti. Ma perché l’incontro avvenga bisogna mettersi in cammino: l’avevano fatto i pastori, trovando nel loro cuore lo spazio per cercare, incontrare e accogliere il Dio fatto Carne nel Bambino Gesù; l’hanno fatto e continuano a farlo i Magi; nessuno dalla “città santa” si reca a Betlemme. L’apparente interesse di Erode, in realtà, è già progetto di rifiuto e di eliminazione del bambino.
Per concludere, faccio riferimento a due preghiere che ci sono suggerite oggi dalla Liturgia. La prima: “Conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la bellezza della tua gloria” (colletta). Chiediamo la grazia di smettere di annacquare con i nostri “surrogati” la bellezza e la forza del rivelarsi di Dio nel suo Incarnarsi “per noi uomini e per la nostra salvezza”.
La seconda conclude la Preghiera dei fedeli: “Infondici il coraggio di essere, agli occhi dei fratelli, testimoni del tuo amore e della tua luce”. È il “ministero della grazia di Dio affidato a noi” in favore degli altri” (seconda lettura). È la fonte della “gioia grandissima” provata dai Magi e che cerchiamo faticosamente ogni giorno.