
Le letture della Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo sono disponibili al seguente link, cliccando qui.
Riflessione
Questa “Messa nella Cena del Signore” ha al centro due gesti compiuti da Gesù e affidati a ciascuno di noi (battezzati nella Pasqua di Gesù) e a ogni Comunità cristiana. Il primo gesto ci è narrato dall’apostolo Paolo: è quello che ripetiamo ogni volta che celebriamo la Messa: “Prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo che è per voi… Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue” (seconda lettura)
Il secondo gesto l’abbiamo ascoltato dall’evangelista Giovanni: “Versò dell’acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli”
Sono due gesti che ci conducono a capire il significato della Pasqua di Gesù: “Capite quello che ho fatto per voi?” (vangelo).
“Avendo amato i suoi che erano nel mondo (siamo noi!), li amò fino alla fine” (vangelo).
E’ una fine ormai imminente; ma è anche il rivelarsi pieno di un fine, dello scopo per cui il Figlio di Dio si è fatto uomo: farci riscoprire il nostro vero essere umani; farci tornare capaci di amare.
Gesù continua ad amare, anche se tradito, per renderci capaci di amare anche se traditori: a salvarci è il suo “amore estremo”. Capiterà forse anche a voi, qualche volta: quando non ce la facciamo più a sopportare qualcosa o qualcuno, pensiamo o diciamo “a ogni cosa c’è un limite!”. Per Gesù questo limite non esiste: il suo amore è smisurato.
“Capite quello che ho fatto per voi?” (vangelo)
Anche il segno della “lavanda dei piedi” deve essere “mangiato e digerito” come quello del Pane/Corpo di Cristo e del vino/sangue di Cristo. Anche noi, come Pietro, dovremmo onestamente rispondere di no: non riusciamo a capire; siamo convinti che “servire non è da signori”; teniamo le distanze da Gesù; il gesto d’amore di Gesù resta inospitato da noi, fuori dalla nostra vita.
“Lo capirai dopo” (vangelo): se e quando le vicende della vita ci portano a sciogliere in lacrime il nostro rimorso (come avverrà a Pietro). La ripetizione della Cena pasquale è fonte di salvezza. Il nostro vivere da cristiani (battezzati), il nostro essere chiesa, non possono stare in piedi senza la celebrazione eucaristica della “Pasqua della settimana” nel giorno del Signore. Se la “scordiamo”, la facciamo uscire dal nostro cuore. Se la “dimentichiamo”, non è più nella nostra mente. E noi ripiombiamo nella schiavitù (prima lettura)
“Fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita” (colletta)