II Domenica del Tempo Ordinario (18/1/2026)


II Domenica del Tempo Ordinario

Le letture della II Domenica del Tempo Ordinario sono disponibili al seguente link, cliccando qui.

Riflessione

“Giovanni (il Battista), vedendo Gesù venire verso di lui”

Oggi siamo condotti per mano a “vedere”, conoscere e incontrare nella fede Gesù attraverso gli occhi della fede di Giovanni Battista.

“Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”
“Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”

Giovanni lo ripete due volte: “Non lo conoscevo”. Eppure sapeva e si aspettava tante cose dal Messia: adesso, però, la fede lo conduce a una conoscenza nuova; scopre qualcosa di nuovo sulla persona di Gesù.

“Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”.

“L’Agnello”. È un’espressione che è entrata in modo abbondante nel linguaggio della Liturgia; rischiamo di ripeterla senza più riconoscerne il significato e i riferimenti biblici (È il linguaggio della Liturgia che non è adatto oppure siamo noi che non siamo interessati a impararlo?). Sarebbero più di uno; ricordiamone almeno uno, quello che dovrebbe essere il più facile da ricordare: l’Agnello Pasquale, quello che segna l’inizio del cammino di liberazione dalla schiavitù in Egitto. Lì, in quell’esperienza fondamentale per la fede del popolo della Prima Alleanza, il peccato si manifesta sia nella tentazione dell’idolatria (peccati personali), sia nella struttura sociale di peccato (peccato del mondo). Anche noi, popolo della Nuova Alleanza, facciamo ancora oggi esperienza quotidiana di queste due dimensioni del peccato (quella personal e quella sociale); dunque anche del bisogno di liberazione e di salvezza che accompagna ogni giorno della nostra vita.

“Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui… È lui battezza nello Spirito Santo”

Gesù è veramente il Messia, il Figlio di Dio, perché lo Spirito di Dio dimora stabilmente in lui: è diventato il respiro della sua vita. Non c’è altra via (per nessuno di noi!) per riconoscere nella fede Gesù come Cristo e Figlio di Dio, se non quella dello Spirito Santo: è lo Spirito Santo che ci apre al mistero di Gesù e ci riconduce nella comunione con Dio, nostro Padre.

Il vero scopo e il segnale di una vita cristiana è il nostro rapporto con lo Spirito Santo: il Padre e il Figlio lo effondono su di noi nella Chiesa che celebra i sacramenti pasquali: i sette segni, a partire dal Battesimo, che dovrebbero accompagnare la nostra vita (fino a diventarne il respiro!).

“Ho contemplato lo Spirito discendere e rimanere su di lui”

“Rimanere”: non fare a gara a chi scappa più velocemente da questo rapporto sacramentale con la Pasqua di Gesù o a chi ne sta più alla larga.