II Domenica di Quaresima (1/3/2026)


II Domenica di Quaresima

Le letture della II Domenica di Quaresima sono disponibili al seguente link, cliccando qui.

Riflessione

“In quel tempo… Sei giorni dopo” (vangelo)

“Sei giorni dopo” il primo annuncio della Pasqua e il rimprovero a Pietro e agli altri discepoli che cominciavano a scoraggiarsi e a temere di aver consegnato la propria vita a un “messia” perdente, sconfitto. Questa esperienza della Trasfigurazione dovrà accompagnare i discepoli fin sul “Monte della Sfigurazione di Gesù”, il Calvario, e fino a che “il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

“Sei giorni dopo”. Il sesto giorno, nel racconto del Libro della Genesi, è il giorno della creazione dell’uomo. La Trasfigurazione è come una “nuova creazione”. Lo è per Gesù (“Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”). Gesù ha vinto le tentazioni; il lui ha preso forma il suo essere “Uomo-Figlio di Dio”; per una volta (una sola) l’uomo Gesù si mostra come “Signore”, come sarà per sempre dopo la sua Pasqua di Morte e Risurrezione; quella della Pasqua sarà la rivelazione definitiva di Gesù per l’umanità (per noi!).

“Ed ecco una voce dalla nube che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato”

Dopo la parola di Mosè ed Elia (la Legge e i Profeti: Prima Alleanza), ecco la Parola del Padre (Seconda Alleanza) riguardo a Gesù, in risposta alla Parola del Figlio: quella data nelle tentazioni; quella che darà a Gerusalemme nella Pasqua.

“All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: Alzatevi e non temete” (vangelo)

La Trasfigurazione di Gesù è Parola rivolta ai discepoli di allora e a noi discepoli di oggi. Nel Battesimo siamo stati anche noi trasfigurati in Gesù trasfigurato, nati a vita nuova: vita da risorti; vita da figli di Dio.

“Vattene dalla tua terra, dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (prima lettura)

Da questo punto di vista, è significativa anche la prima lettura: la nuova nascita di Abramo. Chi conosce a fondo la lingua in cui è scritto il Libro della Genesi dice che quel “Vattene” non è la traduzione migliore; meglio sarebbe; “Esci; vivi”. È una chiamata alla vita; è quasi la scena di un parto: per vivere, il bambino deve “uscire”; poi gli sarà possibile respirare, emettere suoni, vedere, mangiare. Abramo deve prima uscire; poi deve dirigersi verso una meta indicata da Dio: Lui ha un suo progetto, una sua visione della vita e per la vita umana. Si tratta di decidere (che vuol dire anche tagliare).

Chiediamo che sia così anche la nostra Quaresima, verso la Pasqua che rinnova in noi e per noi il dono del Battesimo.