
Le letture della II Domenica di Quaresima sono disponibili al seguente link, cliccando qui.
Riflessione
“In quel tempo… Sei giorni dopo” (vangelo)
“Sei giorni dopo” il primo annuncio della Pasqua e il rimprovero a Pietro e agli altri discepoli che cominciavano a scoraggiarsi e a temere di aver consegnato la propria vita a un “messia” perdente, sconfitto. Questa esperienza della Trasfigurazione dovrà accompagnare i discepoli fin sul “Monte della Sfigurazione di Gesù”, il Calvario, e fino a che “il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.
“Sei giorni dopo”. Il sesto giorno, nel racconto del Libro della Genesi, è il giorno della creazione dell’uomo. La Trasfigurazione è come una “nuova creazione”. Lo è per Gesù (“Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”). Gesù ha vinto le tentazioni; il lui ha preso forma il suo essere “Uomo-Figlio di Dio”; per una volta (una sola) l’uomo Gesù si mostra come “Signore”, come sarà per sempre dopo la sua Pasqua di Morte e Risurrezione; quella della Pasqua sarà la rivelazione definitiva di Gesù per l’umanità (per noi!).
“Ed ecco una voce dalla nube che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato”
Dopo la parola di Mosè ed Elia (la Legge e i Profeti: Prima Alleanza), ecco la Parola del Padre (Seconda Alleanza) riguardo a Gesù, in risposta alla Parola del Figlio: quella data nelle tentazioni; quella che darà a Gerusalemme nella Pasqua.
“All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: Alzatevi e non temete” (vangelo)
La Trasfigurazione di Gesù è Parola rivolta ai discepoli di allora e a noi discepoli di oggi. Nel Battesimo siamo stati anche noi trasfigurati in Gesù trasfigurato, nati a vita nuova: vita da risorti; vita da figli di Dio.
“Vattene dalla tua terra, dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (prima lettura)
Da questo punto di vista, è significativa anche la prima lettura: la nuova nascita di Abramo. Chi conosce a fondo la lingua in cui è scritto il Libro della Genesi dice che quel “Vattene” non è la traduzione migliore; meglio sarebbe; “Esci; vivi”. È una chiamata alla vita; è quasi la scena di un parto: per vivere, il bambino deve “uscire”; poi gli sarà possibile respirare, emettere suoni, vedere, mangiare. Abramo deve prima uscire; poi deve dirigersi verso una meta indicata da Dio: Lui ha un suo progetto, una sua visione della vita e per la vita umana. Si tratta di decidere (che vuol dire anche tagliare).
Chiediamo che sia così anche la nostra Quaresima, verso la Pasqua che rinnova in noi e per noi il dono del Battesimo.