
Le letture della Domenica di Pasqua “Resurrezione del Signore” sono disponibili al seguente link, cliccando qui.
Riflessione
“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello” (sequenza)
Nella Sequenza di Pasqua che precede il Vangelo di questo giorno, siamo stati immersi dentro questo campo di battaglia tra la morte e la vita. Ci ha accompagnato, inizialmente, Maria di Magdala.
“Di mattina, quando era ancora buio, si recò al sepolcro e vide che la pietra era stata tolta” (vangelo)
Maria non vede solo una tomba spalancata; vede una tomba vuota: il cadavere di Gesù non c’è più. Un commento che ho letto in questi giorni diceva: La pietra non è stata tolta per far uscire Gesù, ma per far entrare i discepoli” dentro la Pasqua di Gesù.
E allora ha inizio la corsa: Maria di Magdala corre dai discepoli; i discepoli corrono al sepolcro. È un correre che riporta in evidenza l’urgenza umana di dare un senso a un vuoto che fa paura: un vuoto di cui facciamo esperienza ogni volta che la vita ci pone di fronte alla morte; un vuoto che si spalanca drammaticamente davanti a noi in questo tempo che stiamo attraversando, tempo di guerra e di morte.
L’annuncio della Pasqua ci è rivolto oggi a riportare in evidenza il ribaltamento della condizione umana, operato da Dio nella Pasqua del Figlio, “fatto uomo per noi uomini e per la nostra salvezza”. Umanamente siamo abituati a pensare che la morte sia l’ultima parola riguardo alla nostra vita. La tomba spalancata e vuota è il segno di una speranza che facciamo fatica anche solo ad immaginare. La pietra rimossa e tolta dal sepolcro di Gesù è il segno che il limite umano tracciato dalla morte è stato scardinato. La pietra tolta ci invita alla speranza: non esiste situazione umana che non possa essere riaperta da Dio e dalla sua grazia.
Nel vangelo di Pasqua si intrecciano tre verbi che hanno a che fare con la vista: nella traduzione italiana non ce ne accorgiamo; ma nella lingua originale del vangelo sono tre verbi diversi tra loro. È un crescendo di significato, fino a giungere al “discepolo amato”: egli “vide e credette”; egli vede non solo con gli occhi, ma anche con il cuore. È l’occhio penetrante di chi ama; in quel segno di Pasqua riconosce l’amore.
La risurrezione di Gesù (come la vita d’altronde!) non ci dà certezze assolute; dà segni a chi la guarda con sguardi d’amore, accompagnati e sostenuti dalla Parola di Dio e dai Sacramenti fin dentro il progetto di amore e di salvezza preparato da Dio per ciascuno di noi.
Buona Pasqua a tutti voi!