Santissima Trinità (31/5/2026)


Santissima Trinità

Le letture della Solennità dalla Santissima Trinità sono disponibili al seguente link, cliccando qui.

Riflessione

Mi capita frequentemente: anche oggi. Un titolo riguardante la Festa Solenne della SS. Trinità si trasforma in punto di partenza per lo sviluppo della riflessione e dell’omelia. In questo caso il titolo diceva: “Dio ha una storia da raccontare”; ascoltandolo, forse riusciamo a capire che cosa celebriamo. Proviamo a farlo come Nicodemo, in ascolto di Gesù.

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio” (vangelo)

Il primo gesto di amore da parte di Dio, per la verità, era stato quello (potente!) della creazione: con la forza della sua Parola Dio aveva dominato il caos, facendo nascere vita.

Donando il Figlio, Dio affronta di nuovo il caos di una umanità che si è rivoltata contro di lui: questa volta lo fa attraverso la fragilità dell’amore. L’amore del Figlio fatto uomo è il rendersi visibile dell’amore del Padre: il suo amore per noi è così radicale da farsi disarmato, senza difese. E’ la storia dell’amore di Dio per noi; è il dramma di chi ama veramente.

Lo Spirito Santo è il legame vitale tra Dio Padre e il Figlio Gesù: impedisce che il distacco del dono (Incarnazione) diventi separazione.

Con il Battesimo siamo immersi dentro la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: siamo chiamati a vivere “nel nome del Padre e dl Figlio e dello Spirito Santo”. Questo avviene se e quando accettiamo di amare fino a farci ferire per amore: sappiamo quanto è difficile che questo avvenga; scopriamo quanto bisogno di grazia, di misericordia e di perdono ci accompagni lungo il corso di tutta la nostra vita.

“Come Nicodemo”

Anche nella fede di Nicodemo scopriamo un percorso che non è lineare: conosce momenti di stanchezza e di cammino, battute di arresto e spinte in avanti. In lui c’è un aspetto bello: cerca di uscire dalla notte per andare verso Gesù “luce del mondo”.

Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già stato condannato” (vangelo)

Scegliendo di credere o non credere in Gesù, noi stessi definiamo la realtà della nostra vita, anche quella attuale: è una vita che ha un suo significato positivo? E’ una vita senza senso già ora e per sempre?