
Le letture della V Domenica di Pasqua sono disponibili al seguente link, cliccando qui.
Riflessione
In questa domenica di Pasqua (e nella prossima) il Vangelo ci propone una parte del “Discorso di congedo” di Gesù dai suoi discepoli. L’Ultima Cena (con i “segni” dell’Eucaristia e della Lavanda dei piedi) volge al termine; inizia in cammino di Gesù nella sua Pasqua che lo condurrà al ritorno presso il Padre (Ascensione), passando attraverso la Passione, Morte e Risurrezione.
La conclusione della vita terrena di Gesù ha come conseguenza il distacco dai suoi discepoli e provoca in loro la sensazione di “rimanere orfani”. È quello che avviene anche a noi, quando la morte ci separa dalle persone che ci sono care e hanno riempito di senso la nostra vita. Gesù rivolge ai discepoli (e a noi) due esortazioni: “non avere paura” e “continuare a credere”.
“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (vangelo)
Gesù non ci chiede di rimanere imperturbabili quando viviamo il momento del distacco; lui stesso ha fatto e fa l’esperienza del turbamento: davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro, davanti al tradimento di Giuda, davanti al rinnegamento di Pietro. La fede è chiamata in campo dal turbamento: inizia da lì; finché le cose vanno bene, non sentiamo il bisogno di fidarci.
“Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore… Dove sono io siate anche voi” (vangelo)
“Del luogo dove io vado, voi conoscete la via” (vangelo)
Gesù non ha (e non ci dà) ricette per evitare lo smarrimento: ci garantisce l’esistenza della “casa del Padre” e la possibilità di “stare con lui”. Il problema, per noi come per Tommaso, è che abbiamo smarrito “la via” che è Gesù.
“Io sono la via, la verità e la vita” (vangelo)
“La via”. La via che è Gesù non è larga, comoda, in discesa: gli ultimi passi di Gesù sono per salire al Calvario; segnano il percorso del dono di sé, sul quale condurre la nostra vita, partecipando alla Pasqua di Gesù (dietro a Lui, immersi in Lui).
“La verita’”: su Dio, su noi stessi, sugli altri, sul mondo. E’ una verità che non coincide con le idee e le convinzioni oggi più “gettonate”.
“La vita”: ha i connotati della vita di Dio (“vita da figli di Dio”). Non è pensata e vissuta come possesso egoistico, ma come dono; ci raggiunge proprio attraverso il dono pasquale di Gesù; ci è donata attraverso l’effusione dello Spirito Santo.
Ecco il motivo per cui il nostro celebrare e rivivere la “Pasqua annuale” troverà il suo compimento il giorno di Pentecoste.