
Le letture della XXII Domenica del Tempo Ordinario sono disponibili al seguente link, cliccando qui.
Riflessione
“Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo” (vangelo)
In qualche modo è quello che facciamo anche noi: veniamo qui ogni settimana (si fa per dire!), invitati a questo banchetto pasquale che nutre la nostra vita di battezzati; ascoltiamo la Parola di Dio e alimentiamo così la nostra fede, perché ci accompagni nella nostra vita; stiamo ad osservare Gesù, per imparare come discepoli dal Maestro.
Attraverso il racconto della parabola che abbiamo ascoltato oggi, Gesù non intende soltanto insegnarci regole di buon comportamento a tavola: trasforma il “posto a tavola” in “sapienza per la vita”; un insegnamento per le scelte e i comportamenti che danno forma alla nostra vita.
Il riferimento alle “nozze” ci conduce addirittura davanti al banchetto dell’Eucaristia e al rapporto tra la nostra vita e la Pasqua: Dio che ci visita, passa e salva la nostra vita; la Pasqua della Prima Alleanza e quella in cui siamo chiamati per la Seconda Alleanza, in Gesù, “mediatore dell’Alleanza nuova” (seconda lettura).
“Quando sei invitato a nozze da qualcuno” (vangelo)
Siamo stati invitati da Dio al “banchetto di nozze del suo Figlio”. Accettare questo invito richiede soprattutto umiltà: scoprire che noi abbiamo bisogno di essere salvati; accettare un cammino di conversione da comportamenti che ci eravamo scelti noi, per impostare la nostra vita, a un comportamento suggerito e indicato dal Signore; la convinzione profonda e radicata di essere in ricerca sincera, come chi ha scoperto di non essere padrone della propria vita, così da potersela costruire a suo piacimento.
“Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi” (vangelo)
Facciamo molta fatica ad aprire il cuore per offrire ospitalità a chi è nel bisogno fino a non riuscire più a vivere. Sentiamo forte e prepotente la tentazione di costruire relazioni fondate su interessi personali, relazioni “commerciali”, riservate a coloro da cui sappiamo di ricevere un contraccambio. Siamo molto lontani da una “generosità disinteressata”, “disarmata e disarmante” (Papa Leone): imparata e sperimentata nel rapporto con Dio, così come lui ci ha raggiunto nel Figlio fatto uomo e nella sua Pasqua con il dono della propria vita sulla Croce.
“Concedi a noi di onorare la presenza del Signore negli umili e nei sofferenti, per essere accolti alla mensa del tuo regno” (colletta)