
Le letture della XXIII Domenica del Tempo Ordinario sono disponibili al seguente link, cliccando qui.
Riflessione
“Un folla numerosa andava con Gesù”
“Non può essere mio discepolo” (vangelo)
La mia reazione alla prima frase del vangelo di oggi, specialmente ripensando a questi ultimi mesi (ma, per la verità, in generale!) è stata: “Una folla numerosa? Ma dove, ma quando?”. La seconda reazione è nata in riferimento a questo mese appena iniziato e al proseguimento del cammino pastorale nei prossimi mesi: il tempo e le energie della mente e del cuore (oltre a quelle del corpo!) dedicate a un susseguirsi quasi frenetico di incontri con gli adulti (genitori) per rimettere in cammino dietro a Gesù loro e i loro figli.
Poi la seconda frase. Gesù che si volta a guardarci in faccia (e nel cuore!) e ci dice: “Non può essere mio discepolo”. Ci ricorda che lui non fa sconti e non insegue il nostro consenso: non è una persona facile; nelle sue richieste è esigente, radicale; chiede a chi vuole seguirlo un amore più grande degli affetti primari della vita; persino della vita stessa, se l’abbiamo impostata su quello che piace a noi (“tutti i suoi averi”). Il discepolo è disposto a rinunciare non per il gusto di soffrire, ma perché ha trovato in Gesù il bene più grande, quello che dà valoro pieno e significativo a ogni altro bene: legami familiari, lavoro, beni economici e così via.
Seguire il Signore non può essere neanche soltanto una componente della vita tra le altre: la vita del battezzato non può soltanto sopravvivere; così morirebbe soffocata. Ecco, allora, il senso delle due parabole: quella della vita come torre da costruire e come guerra da combattere.
La parabola della guerra può risultarci ancora più difficile da accettare in questo tempo (tremendo!) che ci parla ogni giorno di violenza e di morte; però fa riferimento a quella guerra più profonda che tutti dobbiamo combattere, quella dentro il nostro cuore: rinunciare al male e alle sue seduzioni e scegliere il bene a qualunque costo. Questa è la croce che siamo chiamati a portare, dietro a Gesù che per amore nostro e per la nostra salvezza non ha esitato a portare la sua Croce. Ogni volta che tracciamo su di noi il segno della croce, noi confermiamo questa verità e la rinnoviamo rinsaldata.