XXVI Domenica del Tempo Ordinario (28/9/2025)


Le letture della XXVI Domenica del Tempo Ordinario sono disponibili al seguente link, cliccando qui.

Riflessione

Nei tempi passati, nel Catechismo e nella predicazione, era in evidenza l’argomento dei “Novissimi”, le realtà ultime della vita umana: “Morte, giudizio, inferno e paradiso”. Il tema della morte è senz’altro (purtroppo!) ancora ben in evidenza; degli altri tre (forse!) si è persa un po’ traccia: il vangelo di oggi (mi sembra!) li riporta in evidenza con parole di consolazione, ma anche di giudizio da parte di Dio.

Consolazione. Lazzaro viene chiamato per nome (“Dio aiuta”); Lazzaro, il povero, viene accolto in una relazione di amor che gli è stata negata in questa vita.

Giudizio. L’uomo ricco non ha neppure un nome (“Epulone”?). “Fu sepolto… negli inferi”; si trova da solo, immerso nei tormenti; si rende conto che la sua situazione è la conseguenza dell’indifferenza verso gli altri che ha segnato la sua vita terrena; sperimenta la sofferenza di non poter far più nulla per cambiarla.

“Ho molto peccato in omissioni”

Noi siamo chiamati a riconoscerci nell’uomo ricco. L’uomo ricco non fa del male a nessuno, però è come cieco: non riesce a guardare al di là del suo mondo, tutto preso da se stesso; non vede al di là della porta di casa sua; non gli interessa quello che succede fuori; non vede con gli occhi, perché non sente con il cuore. “Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso”: l’insensibilità scava abissi invalicabili per sempre.

Inferno e paradiso. In un famoso romanzo (I fratelli Karamazov), un santo monaco, in punto di morte, dice ai suoi confratelli: “L’inferno è la sofferenza di non essere più capaci di amare”. Dunque l’inferno può cominciare già qui, ora, in questa vita; al di là della morte, questa situazione sarà definitiva: non potremo fare più nulla per cambiarla; durante questa vita, invece, questa possibilità c’è: si chiama conversione.

La descrive bene S. Paolo nella seconda lettura di oggi: “Tu evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”. Accogliamo questa possibilità che ci è offerta dalla grazia di Dio: non resteremo sorpresi dal capovolgimento che Dio realizza con il suo Regno

“Libera dalla schiavitù dell’egoismo coloro che sono sordi alla voce di chi invoca aiuto” (colletta)